Chiesa di Santa Maria a Scaria

Malgrado le origini medievali, la chiesa di Santa Maria, posta nel cuore del borgo di Scaria, è testimonianza della grande fioritura artistica vallintelvese nell’età del Barocco e del Rococò. All’attuale aspetto dell’edificio concorsero, tra il 1712 e il 1752, i fratelli Carloni. La fusione armoniosa tra l’architettura, gli stucchi di Diego Francesco e le pitture di Carlo Innocenzo rendono l’interno un significativo esempio di quell’ideale barocco di assoluta qualità e coerenza decorativa generalmente nota con il nome di Gesamtkunstwerk.

In questo ambiente, di particolare ricchezza e suggestione, spicca l’altare a tempietto in marmi policromi di Antonio Silva di Lanzo con paliotto in scagliola di Giovanni Battista Molciani. Si segnalano poi, nella cappella “dei genovesi” (prima a destra), una Madonna col Bambino e santi di scuola ligure del Seicento e la tanto venerata immagine di “Mariahilf”, realizzata su modello di un dipinto di Lukas Kranach. Nelle cappelle del Crocifisso e di Santa Monica vi sono due tele di Carlo Innocenzo Carloni raffiguranti il  Crocifisso con i santi Rocco e Sebastiano e la Madonna col Bambino e santa Monica. Da notare inoltre le due acquasantiere all’ingresso, una delle quali firmata e datata 1607 da Giovanni Gaspare De Angelis.

Chiesa dei Santi Nazaro e Celso a Scaria

Chiesa parrocchiale di Scaria, sorge a nord dell’abitato, in posizione isolata accanto al cimitero dove si conservano le croci tombali di Diego Francesco e Carlo Innocenzo Carloni. Della fondazione romanica la chiesa conserva il campanile (XI secolo), mentre la restante struttura è il frutto di una serie di trasformazioni avvenute tra il XVI e il XVII secolo, quando furono realizzati l’attuale presbiterio, le volte a crociera, il portico e l’adiacente ossario. Nel portico si sviluppa un’articolata decorazione che include le secentesche Storie di Santa Marta e l’Incoronazione della Madonna e santi alla presenza della famiglia di Martino Carloni del 1646. Notevole è la decorazione pittorica dell’interno e in particolare il ciclo pittorico della cappella maggiore, realizzato nel 1516 dal pittore comasco Giovanni Andrea De Magistris (intradosso e sottarco: Santi Sebastiano e Rocco e Profeti; pareti: Virtù, San Gottardo,  Apostoli, Santi Abbondio e Stefano, Madonna col Bambino e Santi Nazaro e Celso; lunette: Adorazione dei magi, Crocifissione, Fuga in Egitto, Annuncio ai pastori, Adorazione del Bambino;  volta: Dio Padre, Evangelisti e Padri della Chiesa).

Opera dei ticinesi Giovanni Battista e Cipriano Tarilli è la decorazione dell’aula, commissionata nel 1588  da Giovanni Antonio e Giovanni Domenico Carloni. Le pitture, emblematiche della cultura figurativa controriformata diffusa in Valle Intelvi alla fine del XVI secolo, impagina sulle pareti e sulle vele delle crociere immagini a esplicita finalità devozionale. Da segnalare, in particolare,  l’Ultima cena della seconda campata ispirata al celebre prototipo leonardesco nel refettorio di Santa Maria delle Grazie a Milano.

Chiesa di San Siro a Lanzo

Rifondata nel 1476 sui resti di un antico edificio di culto, fu oggetto di una serie di interventi nei secoli successivi e di una radicale riqualificazione tra il 1835 e il 1837. Della struttura più antica rimangono le fondamenta del campanile e un interessante ciclo di affreschi nel presbiterio. All’interno di questo apparato decorativo si segnalano i Dottori della Chiesa, il Redentore, gli Evangelisti e i Santi Lorenzo e Stefano e soprattutto le lunette con l’Adorazione dei magi  e l’Ultima Cena, contraddistinte da un linguaggio aggiornato su modelli leonardeschi e sull’opera di Bernardino Luini e Gaudenzio Ferrari. Del XVI secolo sono anche il tabernacolo nel  presbiterio, con le immagini della Pietà, del Redentore e dei Santi Siro e Abbondio, e l’acquasantiera all’ingresso, firmata e datata 1588 da Giacomo Novi.  Testimoniano invece gli interventi decorativi del XVII e XVIII secolo il pulpito, il fonte battesimale, l’altare maggiore marmoreo di Carlo Antonio Carloni e il paliotto in scagliola posto sull’altare della seconda cappella destra.

Santuario della Madonna di Loreto a Lanzo Chiesa di San Pancrazio, Ramponio

Sorge sulla vecchia strada per la Val Mara, poco discosto dall’abitato di Lanzo. Il santuario, inaugurato il 30 giugno 1678 e ampliato nel 1874, deve la sua fondazione a un lascito di Pietro Spazzi. Grazie a questa donazione, un’antica cappella mariana cara alla devozione degli abitanti di Lanzo fu trasformata in una vera e propria chiesa. Un ampio sagrato recinto da balaustrata precede l’edificio, sulla cui facciata tardo secentesca è posta la statua della Madonna di Loreto. All’interno si accede attraverso un atrio o deambulatorio decorato sulla volta da affreschi (Assunta e Profeti) dipinti verso la metà del XVIII secolo da un seguace di Carlo Innocenzo Carloni.  L’altare maggiore, completo di elegante paliotto in scagliola riferito ai Solari, conserva la venerata statua della Madonna nera, di cui si celebra la festa nell’ultimo fine settimana di gennaio.

Chiesa di San Pancrazio, Ramponio

La chiesa si trova lungo un antico percorso che conduceva a Osteno. Dell’originaria struttura romanica restano il campanile e l’abside, trasformata in cappella laterale in seguito all’ampliamento dell’edificio. Al suo interno si ammirano gli affreschi dell’abside cinquecentesca e una statua marmorea seicentesca raffigurante la Madonna con Bambino di Tommaso Orsolino.