Il Museo

Il Museo sorge all’interno di un moderno edificio costruito a fianco della chiesa di Santa Maria, che è parte integrante dell’itinerario di visita. Raccoglie le testimonianze più preziose del patrimonio artistico di proprietà della parrocchia di Scaria e opere pervenute mediante donazioni e depositi, tra cui i più cospicui sono quelli del Comune di Lanzo, dell’Associazione Culturale Magistri Intelvesi e della vicina parrocchia di Pellio Inferiore.

Il percorso espositivo è articolato in sezioni tematiche dedicate agli artisti intelvesi Ercole Ferrata (Pellio Inferiore, 1610-Roma, 1686) e Carlo Innocenzo Carloni (Scaria, 1686-1775), a una selezione di paramenti e suppellettili liturgiche e all’apparato per le Quarantore detto ‘Paradisin’, a cui è stato riservato uno spazio apposito.

Si possono ammirare anche alcuni affreschi cinquecenteschi strappati da Casa De Allio a Scaria e dalla chiesa di Santa Maria. Questi ultimi, insieme ad alcuni frammenti ancora presenti in navata, danno un’immagine della decorazione dell’edificio prima che gli interventi di Diego Francesco e Carlo Innocenzo Carloni lo trasformassero in un “tempio” di tipico gusto barocchetto. Un’originale interpretazione di come vediamo ora la chiesa è offerta invece dai dipinti nel bookshop. Sono testimonianze dell’estro creativo di Piero Gauli (Milano, 1916-2012), pittore legato da vincoli affettivi e professionali alla Valle Intelvi e, in particolare a Verna, dove ha sede un Museo a lui dedicato.

La collezione

Pezzi di eccellenza del Museo d’Arte Sacra di Scaria sono le statuette lignee scolpite da Ercole Ferrata  e dalla sua bottega tra gli anni sessanta e ottanta del XVII secolo. Del famoso artista di Pellio Inferiore, ma attivo a Roma, il Museo custodisce anche un eccellente ritratto tradizionalmente attribuito a Carlo Maratta. Non meno importanti sono i disegni di figura e progetti di altari di Diego Francesco Carloni e le tele del fratello Carlo Innocenzo, emblematiche della sua abilità di pittore di soggetti sacri e di ritratti. Quelli esposti a Scaria, realizzati tra il 1744 e il 1752, rivestono anche un notevole interesse storico: sono infatti effigiati esponenti di famiglie locali che facilitarono la carriera dei due artisti tra Austria e Germania.

Di Giovanni Battista Carlone (Genova, 1603 circa-Parodi Ligure, 1684 circa), del ramo dei Carloni di Rovio in Canton Ticino, è esposta la tela con l’Incontro di Davide e Abigail (1640-1650 circa),  opera tipicamente barocca, ricca di influssi romani e liguri.

Genova e la Liguria furono del resto meta privilegiata di numerose casate di artisti intelvesi come quella degli Orsolino di Ramponio, a cui appartiene Tommaso (Ramponio ?, 1587-Genova, 1675), ritenuto l’autore della statua marmorea con la Madonna col Bambino  che, dopo il recente restauro, fa bella mostra di sé in una sala del Museo.  Di ignoto artista intelvese è invece l’altra statua mariana (datata 1604) un tempo esposta alla venerazione dei fedeli in una cappella di Scaria. Sempre dal borgo di Scaria proviene un importante nucleo di affreschi del XVI secolo. Quelli di soggetto sacro vennero strappati  dalla chiesa di Santa Maria, mentre gli altri, raffiguranti il ritratto di Domenico De Allio  e soggetti allegorici e ornamentali, giungono dall’abitazione privata dell’illustre casata intelvese dei De Allio. Decoravano in origine l’oratorio della Madonna del Fiume a Pellio Inferiore le quattro tele con San Giovanni Battista, San Giovanni Evangelista, Santa Margherita d’Antiochia e Santa Susanna. Sono opere di un originale pittore di inizio Seicento, prossimo ai Pozzi di Valsolda.

Una testimonianza d’eccezione della vitalità artistica e devozionale della comunità intelvese è il ‘Paradisin’.  Questa macchina d’altare, formata da un tronetto in legno dorato a cui fa da sfondo un apparato architettonico, venne donata da Carlo Innocenzo Carloni nel 1752 e subito dipinta con motivi a grandi volute dal quadraturista comasco Giuseppe Coduri detto il Vignoli (Como, 1720-Como 1802). Secondo la tradizione, Carloni offrì alla parrocchia di Scaria anche l’ostensorio raggiato di fattura milanese (vi si riconosce il punzone della bottega all’ “insegna dello Sgabello”), da collocare all’interno del tronetto in occasione delle Quarantore. Tuttora questa tradizione viene rispettata quando, nei giorni precedenti la Quaresima, il ‘Paradisin’ viene temporaneamente prelevato dal Museo per essere allestito sull’altare maggiore di Santa Maria.

L’ostensorio donato dal Carloni è uno dei pezzi più pregevoli tra le oreficerie che si possono ammirare nelle teche espositive. Il manufatto più antico di questo tesoro è la croce detta ‘antelamica’, croce processionale del XII secolo in rame dorato e cristallo di rocca, che deriva il suo nome da “Valle Antela”, antica denominazione della Valle Intelvi. Insieme alle croci di Rovenna, Cademario e Corzoneso in Canton Ticino, Bema e Villa di Chiavenna, è tra i più antichi reperti presenti nel territorio della Diocesi di Como. Un’altra croce astile meritevole di segnalazione è quella attribuita all’ambito di Francesco di Ser Gregorio da Gravedona, orafo attivo tra il XV e il XVI secolo nel paese natale.

Appartengono per lo più al XVIII secolo e testimoniano l’eccellenza delle botteghe lombarde le altre suppellettili esposte nelle teche: calici, pissidi, ostensori, cartegloria, turiboli e navicelle che manifestano una fede attenta alla bellezza e all’ornamento nel rito liturgico. Un altare allestito esemplifica questa ricchezza di grande valenza simbolica, che raggiunge il suo apice durante la celebrazione eucaristica. Sulla struttura si possono ammirare cartegloria settecentesche contenenti i testi invariabili della messa, i candelieri e la croce d’altare donati dalla famiglia De Allio nel 1684 e  un paliotto  in scagliola, manufatto tipico della produzione artistica intelvese specializzata nell’uso dello stucco a imitazione del marmo intarsiato.

Ai paramenti liturgici è dedicato uno spazio apposito. In  teche e in cassettiere sono visibili pianete, piviali, tunicelle tessute in materie pregiate, indicative dell’alto livello manifatturiero raggiunto nei secoli passati.